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La mappa digitale di Soncino
La Storia di Soncino

Il borgo di Soncino sorge al centro della pianura lombarda, sulla sponda destra del fiume Oglio che lo separa dalla vicina Provincia di Brescia. Proprio questa sua posizione strategia ne ha sempre fatto un ambito oggetto di conquista da parte delle potenze allora dominanti: la Repubblica Serenissima di Venezia ed il Ducato di Milano. Già intorno all'anno Mille, il borgo venne fortificato, ma è verso la fine del XV secolo che trova la sua più forte connotazione. Sicuramente anche il luogo dove sorge Soncino doveva essere, un tempo, ricco di acque e fitti boschi, oltre a paludi estese che nei documenti altomedievali venivano indicate con il nome di Lago Martino. Nel 1892, presso le cascine Grandoffie, venne ritrovato un ripostiglio risalente all'età del bronzo, attualmente conservato al Civico Museo Archeologico presso il Castello Sforzesco di Milano. Altri ritrovamenti sporadici si sono avuti nella località di Gallignano, attestanti la contiguità di un insediamento. Gallignano dovette, in epoca romana, essere un centro di una discreta importanza, soprattutto in considerazione del fatto che era presente un'efficiente manifattura di laterizi appartenente alla Famiglia dei Varii, che sfruttava i banchi argillosi del fiume. Le scarse tracce di centuriazione del territorio, a differenza della vicina regione del Cremonese, testimoniano che Soncino era incardinata nell'Agro Bergomense. La sua posizione a guado dell'Oglio ne faceva un'importante stazione lungo la strada che da Laus Pompeia (l'attuale Lodi Vecchio) conduceva a Brixia (Brescia), mentre nell'alto medioevo si andava affermando anche l'attraversamento in verticale costituito dall'asta Cremona - Bergamo. Così il guado sul fiume divenne un nodo importante per il controllo del territorio circostante e da questa posizione dipenderanno le successive vicende che interesseranno Soncino. Secondo il maggior storico dei Longobardi, Paolo Diacono, a Soncino vi trovò rifugio Anselmo, Vescovo di Cremona, dopo la distruzione della sua città da parte del sovrano Agilulfo, avvenuta nel 603 (vedere Ricengo e Cremona). Secondo fonti religiose dell'epoca, nel 825 uno dei quattro amministratori della Pieve di Soncino venne nominato arciprete con concessione alla chiesa del titolo di collegiata. Le incursioni ungariche del X secolo accelerarono il processo di fortificazione di Soncino, facendole assumere l'aspetto di fortezza che oggi conosciamo. il 18 giugno del 1118 il Comune di Cremona acquistò il castello, la curia e la corte di Soncino dai Conti di Bergamo, con o scopo di farne il baluardo difensivo sul confine settentrionale del suo territorio. Secondo la tradizione, la prima torre, antico nucleo del Palazzo Comunale, venne eretta nel 1128. Le lotte tra i comuni lombardi prima, e poi tra questi contro l'Impero, poi, non coinvolsero il borgo; in tal modo Soncino poté porre le basi per un'organizzazione politica ed economica che nel corso del secolo successivo darà i suoi risultati durante la lunga signoria di Buoso Da Dovara, e che culminerà nei due episodi della conquista della vicina fortezza di Orzinuovi e della cattura di Ezzelino da Romano, incarcerato nel 1259 nella torre di Soncino. Il Dovara, durante il periodo del suo dominio, promosse un'addizione urbana che comportò l'inglobamento dei borghi, prima sparsi, l'edificazione delle nuove mura urbiche, terminata nel 1247, e la costruzione del Palazzo del Podestà nel 1264. Nel XIV secolo i soncinesi tentarono più volte di acquistare maggior autonomia dall'egemonia cremonese. All'uopo si ricorda l'insurrezione popolare del 1306 contro i nobili ed il podestà cremonesi residenti nel borgo, tant'é che nel 1311 l'imperatore Arrigo VII dichiarò Soncino soggetto direttamente all'Impero. Con la signoria viscontea, le ambizioni autonomistiche dei soncinesi si placarono, grazie anche ad un'abile ed accorta politica filoimperiale, Azzone Visconti riuscì a garantirsi il controllo assoluto di Soncino. Da allora il borgo divenne il principale presidio sul confine nord-orientale, spesso conteso ed occupato dalla vicina Repubblica Veneziana. Con il ristabilirsi della signoria sforzesca, avvenuta nel 1450, Soncino passa stabilmente al Ducato di Milano, assicurandosi così un periodo di pace e prosperità. L'attività industriale divenne florida: vi fiorì la manifattura ed il commercio dei pannilana, venne istituito il Collegio dei Notai e vi venne aperto pure un Banco di Pegni con la chiamata degli Ebrei dalla vicina Orzinuovi. Questa situazione di privilegio è confermata con lo status di "Terra separata" che la rende direttamente soggetta alla Camera Ducale. Soncino, in questo periodo, è retto da un Consiglio Generale composto da cento consiglieri, eletti in numero di venticinque per porta, guidati da un podestà. Inoltre l'importanza di Soncino impone in esso la presenza di un referendario ducale per gli affari politici e di un castellano che possa garantire, con la sua guarnigione, la difesa della fortezza. La nuova cerchia muraria, iniziata già dai Veneziani, venne portata a termine nel 1453 dai duchi di Milano, mentre la nuova rocca venne iniziata nel 1473. Nonostante le ingenti spese sostenute dal Ducato per fare di Soncino una formidabile fortezza, il borgo capitolerà, unitamente al Ducato, nel 1499. Occupato dai Veneziani, dopo un decennio di pacifico governo della Serenissima, Soncino passerà ai Francesi nel 1509, in seguito alla battaglia di Agnadello. Dopo tre anni la Lega Santa creata da Papa Giulio II, respingerà i Francesi e riconsegnerà il Ducato Sforzesco a Massimiliano Sforza, figlio primogenito di Lodovico detto il Moro. La vittoria di Marignano del 1515 da parte di Francesco I di Francia sulle truppe svizzere al soldo dei duchi milanesi,comporterà nuovamente il passaggio del Ducato, e quindi di Soncino, ai Francesi. Ill 1525, con la battaglia di Pavia e la successiva prigionia di Francesco I nel torrione di Pizzighettone, vedrà il declino della politica espansionista francese in Italia a vantaggio dell'Impero prima e della monarchia spagnola poi. Buona parte dei preparativi attuati da Francesco II Sforza, fratello di Massimiliano, avvennero a Soncino, dove il Duca aveva preso dimora presso i frati di S. Maria delle Grazie. Purtroppo la sua reintegrazione al titolo ducale, avvenuta nel 1529, fu soltanto un episodio effimero e con la morte dell'ultimo Sforza, avvenuta nel 1535, segnerà la definitiva scomparsa del Ducato Milanese, che verrà poi inglobato nell'Impero.Nonostante l'instabilità politica di quegli anni, Soncino vide la nascita di quel grandioso complesso artistico che è la chiesa di S. Maria delle Grazie. Costruita a partire dal 1501, venne terminata nel 1530 con lo straordinario complesso pittorico che ancor'oggi l'adorna, voluta dallo stesso Duca come grandioso ex-voto alla Vergine. Negli stessi anni opera anche la beata Stefana Quinzani, mistica di alto profilo morale e subito venerata dal suo popolo. Con il diploma imperiale del 5 nevembre del 1536, Carlo V, quale successore al Ducato milanese, infeuda Soncino a Massimiliano Stampa, già consigliere dell'ultimo Sforza e castellano di Milano. Gli Stampa resteranno marchesi di Soncino sino al 1876, nonostante i ripetuti tentativi del Consiglio Generale di liberarsi dal giogo feudale. Il lungo periodo di tranquillità che seguì procurò al borgo una certa prosperità economica, grazie al fiorire di manifatture e traffici commerciali. Nonostante ciò, il borgo rimase tagliato fuori dalla storia. Il conte di Fuentes vi istituì un presidio per contrastare il brigantaggio ed approntò un progetto di ammodernamento delle mura che però non venne realizzato. Nel 1630 il borgo venne flagellato dalla peste che ridusse la popolazione, tanto che dieci anni dopo gli abitanti di Soncino e del territorio ammontavano a circa 3.000 unità. All'inizio del XVIII secolo la guerra di successione spagnola coinvolse direttamente Soncino che venne più volte bombardato ed assediato. Nel 1707 passava, con il Ducato di Milano, sotto il dominio austriaco, che si rivelerà particolarmente felice per il borgo: la cultura e le attività economiche tornarono a rifiorire. Tuttavia le riforme attuate dal governo austriaco procureranno gravi danni proprio alla cultura, con le soppressioni di numerosi ordini religiosi e la chiusura delle chiese, oltre alla perdita di un ingentissimo patrimonio librario. Il giorno 11 maggio del 1796 Napoleone occupò il borgo. conseguenza di ciò fu la soppressione del capitolo della Pieve e del convento di S. Giacomo e dei domenicani. A ciò si aggiunse un terremoto, avvenuto nel maggio del 1802, che causò gravi danni a molta parte del borgo. Con il declino dell'impero napoleonico, Soncino era un'importante cittadina del Regno Lombardo-Veneto, ma la sua economia si era andata modificando: ora l'attività dominante era quella agricola, affiancata dalle nuove produzioni industriali legate all'allevamento del baco da seta. Alla fine del XIX secolo Soncino contava ben cinque filande dove erano impiegato quasi cinquecento donne. Il 14 giugno 1859 gli Austriaci abbandonarono Soncino ed il borgo entrò a far parte del Regno d'Italia. Nel 1876 Massimiliano Cesare Stampa, ultimo Marchese di Soncino, muore ed il passaggio della rocca al Comune segnerà l'avvio dei tempi moderni.

Il Nome

Il toponimo è attestato nel 920 come "Castri Soncini" e nel 959 come "de Sencine", mentre in un documento del 1144 troviamo "Sencinum". Il toponimo pare un derivato aggettivale, col suffisso "inus", dal fitonimo latino sonchus "cicerbita", specie d'insalata.

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